Digital Marketing: Non dimentichiamo l'esperienza umana

 

Probabilmente è uno degli argomenti di maggiore interesse nell'ultimo periodo.

 

Il mondo è digitale. Il futuro è digital.

Video, immagini, realtà aumentata e tutto ciò che è orientabile a un nuovo modo di vedere l'universo della user experience.

 

Esatto. Tutto è partito dall'effetto "Wow". Stupire, colpire e attirare l'attenzione del potenziale cliente.

 

Il passo successivo, conseguenza normale di una evoluzione informatica senza precedenti, ha voluto che l'effetto diventasse poi una vera e propria immersione.

 

Abbiamo iniziato levando lo spessore ai tasti di un cellulare. Ora basta un tocco. Un comando leggero.

Siamo poi passati alla visione alternativa della realtà. Al completo abbattimento delle barriere in quanto a spazio e tempo.

Basta indossare degli occhiali ed essere al mare.

Guardare da uno schermo e proiettare una versione differente della realtà.

 

 

 

 

E poi? Quale potrà mai essere il limite? A quanto pare nessuno. 

Le parole diventano immagini. Le immagini diventano video. I video divengono tutorial. I tutorial saranno il futuro di quello che non è più definibile come semplice e-learning.

 

Ed ecco che tutto diventa digital. La nostra visione del mondo. La proiezione di noi nello spazio. La possibilità delle aziende di presentare i propri servizi e prodotti.

 

Eppure ci sono dati contrastanti che urlano fuori dai nostri device, dentro i quali sembra ci sia tutto quello che ci serve per scegliere il cosa-chi-quando e dove.

 

Le attività di marketing, in quanto a eventi, sono cresciute del 43% dal 2010 al 2016. Non solo. Pare anche che la partecipazione media agli eventi sia incrementata di oltre il 61%.

 

Sempre più aziende investono negli incontri interattivi. Promozioni fieristiche e associazioni imprenditoriali riscontrano maggiore adesione agli incontri tra professionisti, anche dello stesso settore.

 

Quindi chi ha ragione? 

Perché i workshop vantano ancora un grande successo? Anzi, sembra aumentare.

 

 

Quale spiegazione dare al successo dei coworking, degli spazi e delle idee che stanno dilagando tra le PMI e i liberi professionisti, specie in questo periodo dove il digital permette di avere tutto il mondo a portata di un monitor?

 

Forse perché (e questa è una mera provocazione) nel nostro sangue scorre il DNA dei primati.

Saremo anche nella prossima era dell'automazione ma nessuno può cancellare la nostra necessità di respirare il confronto del branco.

 

Sono fallite le chat. I giochi di ruolo sono diventati di nicchia. Abbiamo bisogno di creare "gruppi" in un sistema di messaggistica. Se andiamo al cinema, tre persone su quattro decidono di non vedere la versione in 3D.

 

La risposta è semplice. Siamo essere umani e la nostra esistenza non è fatta di "touch" ma di tocchi.

 

Pensiamo tramite percorsi di ragionamento e non per chiavi di ricerca. (A questo proposito ne parleremo nel prossimo articolo, dove affronteremo proprio le novità dei nuovi algoritmi di Google riguardanti la semantica, rilasciati in America il 23 Febbraio.)

 

La nostra User Experience cerca una prova tangibile oltre la versione digital.

 

A fronte di queste domande antropologiche sulla nostra capacità di trasformare la nostra natura, molte aziende hanno capito che l'attività di marketing out-site è ancora l'investimento chiave per entrare in contatto con i propri potenziali clienti.

 

Il futuro delle multinazionali è in crisi. Le PMI di oggi sono pronte a creare nuove forme per incontrare l'utente?

 

Il futuro è digital come il nostro presente. Non c'è dubbio. Ma l'attività web marketing di un'azienda non può spendersi in una totale ottimizzazione online, bensì nella creazione di un aggancio che porti poi all'incontro.

 

Il consulente SEO non si dovrebbe limitare a posizionare un risultato. Dovrebbe ottimizzare il rapporto di reputation tra azienda e lead generation.

 

Così anche la formazione. I corsi online abbatteranno anche le distanze.

Ma quale migliore formazione può prescindere dal confronto fisico?

 

 

Siamo nel futuro in cui raggiungeremo qualsiasi distanza con un click. Ma non possiamo prescindere dalla nostra esigenza di goderci il viaggio.

 

La nostra esperienza, in fondo, non è il fine ma quello che viviamo per raggiungerlo.

 

 

 

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